venerdì 8 luglio 2011

La storia di Jaycen Taylor


Negli Stati Uniti la menano un po' troppo con 'sti premi individuali. L'impiegato del mese, il gatto della settimana, il musicista del triennio. Un tentativo costante di dare un contrassegno al passare del tempo, abbinandolo a persone e personalità per conferirgli un volto. È difficile però negare che Jaycen Taylor, il running back dei Panthers Parma nato a Hawthorne (Los Angeles) il 24 agosto 1987, non si meritasse nell'aprile del 2010 il premio Comeback conferitogli dalla Methodist Sports Medicine, un complesso di centri privati di ortopedia con sede a Indianapolis e dintorni. Nel giro di poco più di due anni, infatti, Taylor aveva subito una frattura al braccio sinistro (settembre 2007) e la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro (agosto 2008) e si era ripreso da entrambe, rientrando in campo con efficienza immutata, ed è poi questo che comeback vuol dire, senza nemmeno addentrarci nelle farneticazioni retoriche secondo le quali gli atleti tornano sempre "più forti di prima" (non succede praticamente mai, tra l'altro). Taylor aveva giocato a Purdue, l'università dell'Indiana con sede a West Lafayette, una novantina di chilometri a nord-ovest di Indianapolis, e in quella sera di aprile la sua carriera al college si era già conclusa da cinque mesi. Con un'ultima partita memorabile: nel "derby" contro Indiana, una vittoria per 38-21, aveva corso 20 volte per 110 yards e ricevuto un altro premio, il Pop Doan, che viene dato ogni anno al miglior giocatore di Purdue di attacco, difesa e special team nella sfida contro gli Hoosiers. La Nfl non aveva spazi e opportunità per lui, troppo esile e sospetto per via del ginocchio, e allora ecco, a dodici mesi distanza da quel premio Comeback, l'Italia, i Panthers, le 959 yards corse in 104 tentativi (11.1 tentativi a partita, 9.1 yards a corsa), 17 touchdown su corsa e i quattro su ricezione, il playing for qualcosa di più di quella pizza cui sono ormai associati oltreoceano i Panthers, con tutto il bene promozionale - anche in termini di merchandising - che ne deriva e tutti i rischi di stereotipo. Taylor da noi si fa in realtà chiamare Spears che sarebbe il cognome della madre, anche se le ricerche confermano che la signora risulta essere Mary Pierce e la cosa comincia ad attorcigliarsi in maniera troppo complicata per la brevità forzata di questo articolo. Jaycen, che si fatto si pronuncia come se fosse "Jayson" o "Jason" e può causare ulteriore confusione in chi non lo conosca, viveva ad Hawthorne e andò al liceo alla Leuzinger, lì a pochi chilometri, passando poi ad un junior college, il Los Angeles Harbor, perché i suoi voti non erano sufficienti alla piena qualifica per la borsa di studio. Le statistiche al Jc contano poco, perché ottenute contro nani e ballerini, ma l'innalzamento dei voti, che lo portò poi al diploma in sociologia a Purdue, fu reale, e nella primavera del 2006 Jaycen poté finalmente entrare in un college "vero", proponendosi con brillantezza alla prima stagione con i Boilermakers, nel cui attacco, volto prevalentemente ai lanci secondo la filosofia di coach Joe Tiller, ebbe 677 yards, secondo solo al titolare Kory Sheets, quello che al suo arrivo lo aveva sottoposto a rituali schegge di nonnismo quali versargli di nascosto sale nella Coca Cola e rifilargli burro semi-sciolto al posto del gelato. Era già tanto che Taylor avesse giocato running back, del resto: solo a metà settembre, dopo la quarta partita della stagione, lo staff aveva deciso di mantenere nel ruolo di running back invece di spostarlo a safety, idea balenata durante il precampionato quando ci si era accorti che i defensive back dignitosi erano pochi e inesperti. Nel 2007 Taylor si ruppe il braccio alla seconda partita, e rientrò dopo cinque gare di assenza mettendo assieme 576 yards, ancora secondo alle spalle di Sheets, e ottenendo anche il primato personale con 157 yards contro Northwestern. Nel 2008 era destinato ancora ad essere seconda scelta - per modo di dire, dato l'alto numero di portate di palla - dietro a Sheets, ma si distrusse il legamento crociato anteriore e fu costretto a saltare tutta la stagione e la sessione primaverile di allenamenti del 2009, prima di riprendere proprio nell'agosto del 2009, il suo quinto anno di college. Non è un errore: gli anni di gioco concessi per regolamento sono quattro, ma la Ncaa, che sovrintende allo sport universitario, può concedere una o più stagioni aggiuntive per circostanze particolari, la più frequente delle quali è proprio l'infortunio. Ecco perché il Comeback, il Ritorno del 2009 fu così apprezzato e gradito: Jaycen pareva un miracolato anche solo ad essersi ripreso in relativa fretta, ed è per questo che numeri relativamente modesti come le 387 yards corse (ma a 5.5 a botta), le 11 ricezioni (48 in totale in tre anni, non tantissime…) servirono comunque a scolpire di lui un bel ricordo tra i tifosi e lo staff, che nel corso degli anni aveva apprezzato la sua disponibilità a rendersi utile in ogni maniera, anche negli special team, in cui eccelleva sia in fase attiva sia in fase… passiva, vedi il punt bloccato a Indiana il 17 novembre del 2007. Visto al college anche con chiome particolarmente creative, a Parma Taylor/Spears è diventato, citando le parole del giornalista Stefano Manuto, «uno di noi, lo vedi girare in bicicletta», che è poi una delle chiavi per l'ingresso in città non solo con il corpo, ma anche con lo spirito. Resta il dettaglio, di primo piano, dell'Italian Super Bowl di sabato sera, da vincere, in casa.