Niente di fenomenale, niente di inusuale. Ma una piccola finestra aperta su un mondo che può essere al contempo interessante e imbarazzante, quello degli addetti stampa o PR delle università americane che cercano di promuovere i giocatori della propria squadra per uno dei riconoscimenti individuali di fine stagione. Per email, a chi fa parte del giro, arriva di tutto: dal soffuso allo spudorato, dal colorito al moderato. Qui uno dei tanti esempi, prpveniente da Notre Dame, e prego di notare la cortesia della prima frase, una richiesta effettuata con il tatto giusto.
When filling out your All-America ballots this fall, I sincerely hope you consider these players from Notre Dame (listed alphabetically by last name):
TE TylerEifert
WR Michael Floyd
LB MantiTe’o
Notre Dame was one of 24 teams that started the season 0-2, losing to USF and Michigan by a combined seven points after committing a combined 10 turnovers. Since then, the Irish have rattled off eight wins in the last nine games. Of the 24 teams that started 0-2 this year, only three currently have a winning record: Notre Dame, Georgia and Western Kentucky. The turnaround was led by the following players that have all had seasons worthy of All-America consideration.
Tyler Eifert (nella foto)
TE :: 6-6 :: 249 :: Junior :: Fort Wayne,Ind. (Bishop Dwenger)
· Mackey Award finalist
· Sporting News Midseason First-Team All-American
· Phil Steele Midseason First-Team All-American
· College Football News Midseason Second-Team All-American
· 2011 totals: 53 rec., 634 yards, 5 TDs
· Leads ALL tight ends in receptions
· Ranks 2nd among ALL tight ends in receiving yards and receiving yards per game
· Among the three Mackey Award finalists, Eifert has the most receptions and receiving yards
· On pace to set the Notre Dame record for receptions in a season by a tight end while recording the second-most receiving yards in a season by a Fighting Irish tight end
· Needs 2 receptions, 164 yards and 2 TDs to set Notre Dame records for most receptions, receiving yards and receiving TDs by a tight end
· Caught 6 passes for season-high 93 yards vs. USF
· Registered 8 receptions for 75 yards and 1 TD at Pittsburgh
· Recorded 8 catches for 81 yards and 1 TD vs. Air Force
· Caught 7 passes for 66 yards vs. current No. 10 USC
· Tallied 8 receptions for 83 yards and 1 TD vs. Maryland
· Already ranks 5th in career receptions and receiving yards by a Notre Dame tight end with two seasons of eligibility remaining
· Recorded at least 6 receptions in 5 gamesthis year
Michael Floyd
WR :: 6-3 :: 224 :: Senior :: Saint Paul,Minn. (Cretin-Derham)
· Biletnikoff Award semifinalist
· Phil Steele Midseason Second-Team All-American
· 2011 totals: 87 rec., 1,014 yards, 7 TDs; 1 rush, 10 yards, 1 TD
· Career totals: 258 rec., 3,553 yards, 35 TDs; 3 rushes, 27 yards, 1 TD
· Ranks 9th in the FBS in receptions per game
· Caught 12 passes for 154 yards and 2 TDs vs. USF
· Recorded 13 receptions for 159 yards vs. current No. 17 Michigan
· Registered 12 catches for 137 yards and 1 TD at Purdue
· Tallied 121 receiving yards on 6 receptions and 1 TD vs. Navy
· Caught 9 passes for 90 yards and 1 TD vs.Maryland
· Recorded 10 receptions for 92 yards vs. Boston College
· Among active players, ranks 3rd in career receiving TDs and career receiving yards
· Notre Dame school record holder in five career categories: receptions (258), receiving yards (3,553), receiving TDs(35), receiving yards per game (86.7), games with at least 100 receiving yards (17)
“The guy was unbelievable. What Floyd did against us we have seen him do against everybody. The guy is a big‑time receiver. You throw the hitch out to him and he stiff‑arms guys, most of them, for touchdowns. He's catching the ball underneath; catching the ball over the top. I mean, the kid is a complete player.”
· Navy head coach Ken Niumatalolo
Manti Te’o
LB :: 6-4 :: 255 :: Junior :: Laie, Hawaii (Punahou)
· Butkus Award finalist
· Lombardi Award semifinalist
· Lott Trophy semifinalist
· Capital One Academic All-District V
· Capital One Academic All-America nominee
· Phil Steele Midseason First-Team All-American
· College Football News Midseason First-Team All-American
· CBS Sports.com Midseason Second-Team All-American
· SI.com Midseason Second-Team All-American
· 2011 totals: 103 tackles, 11.5 TFLs, 4.5 sacks, 1 PBU
· Already has set career-highs in TFLs and sacks
· Among inside and middle linebackers, Te’o ranks tied for 2nd in solo TFLs, tied for 2nd in solosacks, 3rd in total sacks, 3rd in sacks per game, 4th in TFL per game and 5th in total TFL
· 14 tackles, 1 TFL and 1 sack vs. USF
· 12 tackles vs. current No. 11 Michigan State
· 8 tackles (all solo), 3 TFLs and 2 sacks at Purdue
· 10 tackles vs. current No. 10 USC
· 13 tackles, 2.5 TFLs and 0.5 sack vs. Navy
· Named Lott Trophy IMPACT Player of the Week on Nov. 21 after recording 12 tackles including 0.5 tackle for loss and three QB hurries vs. Boston College
· Best player on a defense that has yielded13.3 points per game over the last nine games
· Career totals: 299 tackles, 26.5 TFLs, 6.5 sacks, 5 PBUs, 1 forced fumble
"He knocks you back — I mean, his game is exhausting. He has to be exhausted after games. There are some other really good linebackers, butthey take some plays off, run behind blocks. Every play, he plays like it'sthird-and-1."
· USC head coach Lane Kiffin
“The difference for us offensively against their defense was Manti. We could not block Manti. We have been doing this for a long time. We tried a lot of different schemes and tried a lot of things to block him, but the kid played phenomenal. We just could not block that guy. We tried to mis‑direction him, tried to get him lost and try to do some different things with eyes and that kid was dialed in. Like I said, we tried a lot of different blocking schemes and we could not get him blocked.”
· Navy head coach Ken Niumatalolo
giovedì 24 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
Islanders Venezia
No, nessun altro motivo per questa foto se non che è appena arrivata, via Fidaf. Sempre un piacere evidenziare le squadre italiane di football.
giovedì 13 ottobre 2011
La storia di Amid Arap
Di solito non pubblico contributi esterni. Scrivo tutto di mio pugno. Oggi faccio un'eccezione, per una storia che viene dai Dolphins Goes Ancora ed è riportata da un comunicato stampa della FIDAF, che ha fornito il testo - cui ho operato alcuni adattamenti - e le foto: quella di Amid Arap, a sinistra, e del presidente dei Dolphins Leonardo Lombardi.
Ancona – Per anni è fuggito dai peggiori mali del mondo. Guerra, dittatura, fame e tanta povertà. Oggi invece fugge dai linebacker avversari per portare la palla ovale in end zone. Perché questo è il compito di ogni running back che si rispetti. E senza offesa per gli avversari, quando sei abituato a fuggire da simili mostri, evitare qualche elemento bardato di casco e maglietta non è di certo un’impresa che può incutere paura.
Questa è la storia di Amid Arap, running back dei Dolphins Ancona Under 21, che appena diciassettenne vanta già un vissuto che la gran parte di noi non può nemmeno immaginarsi. Dimostrazione ne è che Amid non ricorda una data che sia una della sua storia e fatica a collocare tutte le sue vicissitudini in ordine temporale. Perché quando i tuoi unici obiettivi sono aiutare tuo padre a sfamare il resto della famiglia prima e a salvare la pelle poi, tutto il resto diventa superfluo. Anche il tempo. Anzi, soprattutto il tempo.
Amid, che compirà diciotto anni il primo gennaio, è nato nel martoriato Afghanistan nel 1994, pnella città di Kunduz (250.000 abitanti). Il ragazzo ha ricordi vaghi e confusi della sua terra natìa perché da piccolo, non appena iniziati i bombardamenti americani, i suoi genitori decisero di abbandonare tutto ciò che avevano e fuggire da qualche altra parte a rifarsi una vita. Il destino li portò così in Iran. Lì le cose, purtroppo, non andarono meglio, con Amid costretto a lavorare in giovanissima età pur di sostenere la famiglia in un clima di povertà permanente e mille limitazioni causate dal regime dittatoriale di Teheran. Così, ad un certo punto del 2007, Amid compie la scelta di giungere in Italia. Costi quel che costi. A qualsiasi prezzo e in cambio di qualsiasi sacrificio. Salutato e incoraggiato dalla famiglia a partire, Amid si mette in cammino inseguendo il proprio sogno.
Anzitutto con un viaggio infinito durato mesi e mesi, spesi per giungere dall’Iran alla Turchia. Il tutto a piedi. Un’impresa che solo ad immaginarla vengono la pelle d’oca prima e la stanchezza poi. Ma la determinazione e la voglia di libertà sono in grado di tirare fuori dalle persone speciali delle energie speciali. Così Amid riesce a giungere in Turchia. Qui, dopo essersi guadagnato due soldi ed aver conosciuto altri tre ragazzi prende la decisione di acquistare in società un vecchio gommone usato e quattro remi. Obiettivo: portare se ed i suoi amici in Grecia. Poi, da qui, ognuno per se. Sfidati mare e motovedette greche passandola liscia Arap giunge così in terra ellenica. L’Italia è dall’altra parte della costa ormai. Il più del suo progetto è fatto. Il sogno è lì. Ad un passo dall’essere coronato. Già, manca solo un passo. Ma come compierlo quest’ultimo passo? Come arrivare adesso in Italia? Col metodo più crudo, cinico, rischioso e per questo immediato di tutti. Nascondendosi sotto ad uno dei tanti tir che ogni giorno fanno la spola tra la Grecia e l’Italia. Imbucatosi sotto ad uno di quei bestioni, Arap inizia la sua ultima tappa verso la libertà.
Tutto ok alla dogana greca. Tutto ok il viaggio. E poi alla dogana di Ancona? Amid viene scovato dalla polizia. E quello che sembra la fine di un fantastico sogno è invece solo l’inizio della sua definitiva realizzazione. Gli agenti si accorgono che il clandestino è piccolissimo (siamo ormai nel 2008 quindi Amid ha quattordici anni) e segnalano il caso alle autorità competenti. Il giovane afghano viene così affidato ad una comunità di Cupramontana e nel mentre riesce ad ottenere il pass come rifugiato politico. La sua salvezza.
Amid non deve più fuggire da niente e da nessuno. Può tranquillamente restare in Italia. Il suo sogno è finalmente realizzato. Adesso però tocca iniziare a vivere. E chi più di Amid dovrebbe averne voglia? Il giovane a Cupramontana si ambienta subito. E’ sveglio, impara presto l’italiano e socializza con tutti. Nel mentre inizia a praticare rugby nelle giovanili di Jesi.
I mesi passano ed Amid si trasferisce ad Ancona per fare l’elettricista, ospite dello stesso titolare della ditta per cui lavora. Nella Dorica il ragazzo, tramite un’amica, scopre i Dolphins Ancona ed il football americano. E’ amore a prima vista. Nella prima del campionato Under 21, giocata contro i Neptunes Bologna, Arap ha realizzato anche un touchdown al debutto assoluto. Davvero niente male per un ragazzo alle prime armi.
La riconoscenza di Amid verso la società dorica sembra proprio non avere limiti “Posso solo dire – inizia a spiegare sfoggiando un ottimo italiano - che per me i Dolphins Goes Ancona sono un’autentica famiglia. Dirigenti e allenatori per primi e compagni poi mi hanno accolto come uno di loro sin dal primo momento, non facendomi affatto pesare il fatto di essere uno straniero. La mia famiglia – continua a spiegare Arap - è rimasta in Iran e ci sentiamo sporadicamente. Sogno di poterli rivedere. Ma devo dire che grazie al clima e all’affetto che mi da questa squadra il dolore per la loro lontananza è molto alleviato” E la città invece? “Mi sono trovato benissimo – spiega Amid - sia a Cupramontana che ad Ancona. Non sono mai stato vittima di episodi di razzismo, anzi. La città di Ancona mi ha accolto benissimo, ho come amici sia i compagni di squadra che non e ho anche una fantastica ragazza che mi vuole bene”. E per il futuro? “I miei sogni sono tre. Riuscire a mantenermi da solo, riuscire a portare in Italia la mia famiglia e sportivamente parlando, essere un giorno titolare in prima squadra”.
La storia di Amid Arap è solo il simbolo più evidente, vivo ed intenso della multietnicità che da sempre contraddistinguono i Dolphins Goes Ancona. Una società che tra giovanili e prima squadra al momento può contare anche su tre americani, un polacco, un ucraino, un ghanese, un senegalese, due romeni e tre tunisini.Problemi di integrazione? Zero. Di razzismo? Mai e poi mai che vi sia visto un solo episodio. Qual è il segreto di questo clima perfetto? “Il nostro segreto – spiega il presidente dei Dolphins Leonardo Lombardi - è quello di essere rispettosi delle culture e della specifica sensibilità di ciascun ragazzo. Inoltre – continua il presidente - evitiamo sempre per principio di tirare fuori discorsi nazionalistici, politici o religiosi, dato che sono i principali motivi di contrasto nel mondo, inoltre è abolito il termine extracomunitario. Per noi sono tutti giocatori di football. Punto e basta. I ragazzi vengono giudicati esclusivamente per come si comportano in campo e fuori, non ci importa del colore della loro pelle o di dove sono nati. Solo così possono entrare a far parte della nostra grande famiglia. Più complessivamente – conclude Lombardi - è per me motivo d’orgoglio sapere che molti ragazzi provenienti dall’estero si sono integrati nella città di Ancona grazie ai Dolphins”. Ma veramente non c’è mai stato un problema che sia uno? “Gli unici problemi – specifica Lombardi - derivano a volte dalla difficoltà a comunicare. Ma sono problemi minimi dato che il football, essendo uno sport americano, ha un ampio utilizzo di termini inglesi. Quindi molto spesso non lo capiscono nemmeno gli italiani. Alla peggio ci esprimiamo a segni e gesti. Insomma, sono davvero delle sottigliezze”.
Sono io – dice fiero Lombardi - che devo dire grazie loro. Perché spesso sono stati i ragazzi provenienti da altri paesi ad averci insegnato qualcosa. In fondo chi ha detto che la nostra cultura sia meglio della loro?”
Amid non deve più fuggire da niente e da nessuno. Può tranquillamente restare in Italia. Il suo sogno è finalmente realizzato. Adesso però tocca iniziare a vivere. E chi più di Amid dovrebbe averne voglia? Il giovane a Cupramontana si ambienta subito. E’ sveglio, impara presto l’italiano e socializza con tutti. Nel mentre inizia a praticare rugby nelle giovanili di Jesi.
I mesi passano ed Amid si trasferisce ad Ancona per fare l’elettricista, ospite dello stesso titolare della ditta per cui lavora. Nella Dorica il ragazzo, tramite un’amica, scopre i Dolphins Ancona ed il football americano. E’ amore a prima vista. Nella prima del campionato Under 21, giocata contro i Neptunes Bologna, Arap ha realizzato anche un touchdown al debutto assoluto. Davvero niente male per un ragazzo alle prime armi.
La riconoscenza di Amid verso la società dorica sembra proprio non avere limiti “Posso solo dire – inizia a spiegare sfoggiando un ottimo italiano - che per me i Dolphins Goes Ancona sono un’autentica famiglia. Dirigenti e allenatori per primi e compagni poi mi hanno accolto come uno di loro sin dal primo momento, non facendomi affatto pesare il fatto di essere uno straniero. La mia famiglia – continua a spiegare Arap - è rimasta in Iran e ci sentiamo sporadicamente. Sogno di poterli rivedere. Ma devo dire che grazie al clima e all’affetto che mi da questa squadra il dolore per la loro lontananza è molto alleviato” E la città invece? “Mi sono trovato benissimo – spiega Amid - sia a Cupramontana che ad Ancona. Non sono mai stato vittima di episodi di razzismo, anzi. La città di Ancona mi ha accolto benissimo, ho come amici sia i compagni di squadra che non e ho anche una fantastica ragazza che mi vuole bene”. E per il futuro? “I miei sogni sono tre. Riuscire a mantenermi da solo, riuscire a portare in Italia la mia famiglia e sportivamente parlando, essere un giorno titolare in prima squadra”.
La storia di Amid Arap è solo il simbolo più evidente, vivo ed intenso della multietnicità che da sempre contraddistinguono i Dolphins Goes Ancona. Una società che tra giovanili e prima squadra al momento può contare anche su tre americani, un polacco, un ucraino, un ghanese, un senegalese, due romeni e tre tunisini.Problemi di integrazione? Zero. Di razzismo? Mai e poi mai che vi sia visto un solo episodio. Qual è il segreto di questo clima perfetto? “Il nostro segreto – spiega il presidente dei Dolphins Leonardo Lombardi - è quello di essere rispettosi delle culture e della specifica sensibilità di ciascun ragazzo. Inoltre – continua il presidente - evitiamo sempre per principio di tirare fuori discorsi nazionalistici, politici o religiosi, dato che sono i principali motivi di contrasto nel mondo, inoltre è abolito il termine extracomunitario. Per noi sono tutti giocatori di football. Punto e basta. I ragazzi vengono giudicati esclusivamente per come si comportano in campo e fuori, non ci importa del colore della loro pelle o di dove sono nati. Solo così possono entrare a far parte della nostra grande famiglia. Più complessivamente – conclude Lombardi - è per me motivo d’orgoglio sapere che molti ragazzi provenienti dall’estero si sono integrati nella città di Ancona grazie ai Dolphins”. Ma veramente non c’è mai stato un problema che sia uno? “Gli unici problemi – specifica Lombardi - derivano a volte dalla difficoltà a comunicare. Ma sono problemi minimi dato che il football, essendo uno sport americano, ha un ampio utilizzo di termini inglesi. Quindi molto spesso non lo capiscono nemmeno gli italiani. Alla peggio ci esprimiamo a segni e gesti. Insomma, sono davvero delle sottigliezze”.
Sono io – dice fiero Lombardi - che devo dire grazie loro. Perché spesso sono stati i ragazzi provenienti da altri paesi ad averci insegnato qualcosa. In fondo chi ha detto che la nostra cultura sia meglio della loro?”
mercoledì 12 ottobre 2011
sabato 8 ottobre 2011
sabato 3 settembre 2011
Vernon va sempre forte
Ricordate Vernon Hargreaves, il linebacker che ormai tanti anni fa fu protagonista con i Warriors Bologna, che con lui furono ai massimi livelli storici? È noto a chiunque faccia parte dello staff della squadra bolognese che Hargreaves, una volta tornato in America, abbia intrapreso una bella carriera da allenatore. Aveva già iniziato quando giocava qui, approfittando del fatto che la stagione italiana si svolgesse in primavera cioé nella stagione opposta a quella di college, ed era stato coach degli outside linebacker a Connecticut dal 1985 al 1989 poi, sempre a UConn, degli inside linebacker dal 1989 al 1997. Nel 1998 la grande occasione, come coach dei linebacker di Miami: sotto di lui sono passati, e sono migliorati, giocatori come Jonathan Vilma, Dan Morgan e DJ Williams, e nel 2001 Hargreaves vinse anche il titolo nazionale di college con gli Hurricanes, che oggi sono al centro di una vicenda molto triste per le presunte, gravi e ripetute violazioni compiute negli ultimi anni, anche - va detto - nel periodo in cui Vernon era con loro. Nel 2006 ancora allenatore dei linebacker per Florida International, situata anch'essa a Miami ma in una zona di fascino non pari a quello di The U, la primavera del 2007 con Bowling Green poi già da giugno il passaggio a East Carolina, dove è rimasto per due anni occupandosi di defensive end e special team. Identico compito a South Florida, dove è arrivato nel 2010. Ora si prepara alla stagione 2011 e quella che vedete è la foto ufficiale distribuita dai Bulls. In bocca al lupo, inevitabilmente.
mercoledì 31 agosto 2011
venerdì 19 agosto 2011
Football&Texas e Rick Perry
Ringraziando chi ha letto Football&Texas e mi ha dato (e riferito) giudizi entusiasti, vorrei segnalare un elemento di cronaca che si lega casualmente al libro stesso, ovvero la conquista di posizioni da parte di Rick Perry, attuale Governatore del Texas, nella corsa alla candidatura repubblicana per la Casa Bianca, accompagnata da una serie di prevedibili articoli "contro" da parte della snobbissima (e impaurita) stampa della costa est, ma questo è uno sviluppo così scontato che nemmeno se ne dovrebbe parlare, e infatti vado oltre. Nel libro lo cito, en passant, in quanto Perry a suo tempo fu Yell Leader di Texas A&M, ovvero uno dei privilegiati che hanno il compito di guidare e indirizzare il tifo e le cerimonie tradizionali per gli Aggies e rappresentare l'università in molte occasioni pubbliche. Perry non aveva iniziato in maniera brillante la sua carriera scolastica a A&M (l'anno era il 1968) e nel 1989, intervistato dal quotidiano di Abilene, aveva apertamente ammesso che solo la rigida struttura militare del college lo aveva salvato dal perdersi per strada. «Ero uno spirito indipendente, non esattamente pronto per la vita al di fuori di un ordinamento militare: fossi andato a Texas Tech o alla University of Texas non ce l'avrei fatta, sarei entrato nel giro delle confraternite e dopo sei mesi mi avrebbero sbattuto fuori». Ecco la foto (fornita dalla Cushing Memorial Library and Archives) di Perry quand'era studente di A&M, con il cane Reveille e la divisa da Yell Leader senior, come dimostrano i lucidissimi stivali.
domenica 14 agosto 2011
giovedì 4 agosto 2011
4Helmets questa sera su Raisport1
Due ore di football su Raisport1, questa sera, dalle 20.30. Le quattro partite del trofeo 4Helmets giocato a Luino, con immagini anche del... Lago Maggiore a introdurre la lunga puntata.
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